
Dürer
Nel 1518, un anno prima della morte dell’imperatore Dürer lavorò ad un ritratto che portò a termine l’anno seguente. Si trattava di un ritratto che doveva rappresentare l’immagine ufficiale di Massimiliano I, caratterizzato da una combinazione di fedeltà al soggetto ritratto e riproduzione dei principi superiori delle ideali virtù del sovrano; un ritratto ufficiale rappresentativo, sconosciuto fino a quel momento all’arte tedesca. Dürer ritrae Massimiliano a mezza figura in atteggiamento solenne, il cui effetto monumentale è evidenziato dal mantello che nella sua costruzione è paragonabile ad un triangolo la cui base d’appoggio è costituita dal braccio sinistro piegato. L’artista si rifà al tipo di ritrattistica tardogotica della fine del XV secolo, cui si era ispirato nelle prime fasi della sua attività. L’impressione di solenne maestosità viene messa in risalto anche dagli stessi toni di colore, dall’effetto complessivo delle tinte sfumate del mantello e del collo di pelliccia che contrastano con il verde che fa da sfondo. La nascita di quest’opera è nota sin nel dettaglio. Nel 1518 Dürer si unì alla delegazione guidata dal borgomastro Kaspar Nützel e dal regestatore Lazarus Spengler della città di Norimberga alla Dieta di Ratisbona. Non è tuttavia noto se Dürer facesse realmente parte della delegazione o se si fosse recato ad Augusta per soddisfare il suo desiderio di incontrare personalmente l’imperatore Massimiliano I. Al 28 giugno 1518 risale comunque un prezioso disegno a gessetto in cui è ritratto l’imperatore, come testimoniato dall’iscrizione fatta di suo pugno: Das ist keiser Maximilian den hab ich Albrecht Dürer zu Awgspurg hoch oben auff der pfaltz in seinem kleinen stüble künterfett, do man czahlt 1518 am mandag noch Johannis tawffer (Questo è l’imperatore Massimiliano che io Albrecht Dürer ho ritratto ad Augusta là sopra nella sala del suo palazzo il lunedì dopo la festa di San Giovanni Battista nell’anno 1518). Il disegno servì come base sia per una xilografia sia per due dipinti: per una versione su tela con colori solubili successivamente ripassata ad olio e verniciata, che si trova al Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, e per quella che sarà poi la versione definitiva attualmente alla Gemäldegalerie del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Dürer lavorò in grande economia di tempo, poiché riportò dal disegno sulla tela solo alcuni tratti della testa. I dipinti, differentemente dal disegno e dalla xilografia, estendono la raffigurazione sino ai fianchi e inseriscono nella composizione anche le mani che reggono una melagrana. Forse fu lo stesso Massimiliano a consentire che sul ritratto fosse riportata la scritta.
Per l’uso dei materiali poco costosi e per la tecnica affrettata il quadro di Norimberga si colloca come modello della versione viennese o come opera commissionata.
La versione definitiva si distingue in alcuni punti fondamentali dal quadro di Norimberga: il mantello rosso viene sostituito con uno scuro imbottito di pelliccia e dal grande collo pure di pelliccia, completato da un nastro di seta di color rosso scuro. Il Toson nella versione del 1519 cinge lo stemma dell’aquila bicipite. Massimiliano non porta le insegne del suo rango, ma la maestosità viene ben messa in risalto dalla monumentalità e dal solenne atteggiamento della sua persona. Anche la posizione delle mani appare modificata: nel quadro di Vienna Massimiliano regge la melagrana solo con la sinistra, mentre la destra posa sulla cornice del quadro, come sul davanzale di una finestra. Il suo sguardo rivolto verso il basso lascia prevedere la sua imminente scomparsa. L’iscrizione latina in chiare lettere maiuscole, forse opera di Johann Neudörfer di Norimberga, riporta titoli e date della vita di Massimiliano: POTENTISSIMUS. MAXIMVS. ET. INVICTISSIMVS. CAESAR MAXIMILIANVS /QVI. CVNCTOS. SVI. TEMPORIS. REGES. ET. PRINCIPES. IVSTICIA. PRVDENCIA / MAGNANIMITATE. LIBERALITATE. PRAECIPVE. VERO: BELLICA: LAVDE. ET /ANIMI. FORTIDVDINE. SVPERAVIT. NATVS. EST. ANNO. SALVTIS. HVMANAE / M.CCCC. LIX. DIE. MARCII. IX. VIXIT. ANNOS. LIX. MENSES. IX. DIES. XXV / DECESSIT. VERO. ANNO. M:D:XIX. MENSIS. IANVARII. DIE. XII. QVEM DEVS / OPT. MAX. IN. NVMERUM. VIVENCIVM. REFERRE. VELIT.
LA MELAGRANA COME SIMBOLO DI POTERE DI MASSIMILIANO I
Nel quadro di Massimiliano di Albrecht Dürer la melagrana è l’unico oggetto che
l’imperatore tiene in mano. Questo frutto sostituisce il globo imperiale come
simbolo del potere. Diverse furono le interpretazioni: segno di abbondanza o,
secondo l’interpretazione cristiana, simbolo della Resurrezione. Ma dal momento
che la melagrana è un leitmotiv del mondo massimilianeo, ritornando di
frequente nei ritratti e nell’Ehrenpforte, pare che l’interpretazione
storica sia la più attendibile. Secondo la tesi espressa da Johann Jacob Fugger
nella sua opera Libereien, welche der loblich Kaiser in der zeit seines
lebens gefiert und gebrauchtet hat, Massimiliano scelse la melagrana dopo la
conquista di Granada nel 1492 da parte di Ferdinando d ‘Aragona. Solo
successivamente nel testo esplicativo dell’Arco di Trionfo redatto dal
poeta di corte di Massimiliano, Johannes Stabius, relativo agli studi
geroglifici con cui cercava di ricavare dall’oggetto un ideogramma, la melagrana
diventò un simbolo di sostanza più che di apparenza, poiché esternamente era
insignificante e inodore, nel suo interno però mit vil edler mildigkeit und
wohlgemachten koernen begabet, dotata di semi di generosa dolcezza e di
perfette dimensioni.
